UN CAPOLAVORO AL MESE. INVITO ALLA VISITA

Cesi Bartolomeo 1556/ 1629
Crocifissione di Cristo con la Madonna e i Santi Giovanni Evangelista, Marco e Antonio Abate
sec. XVI, 1590 - 1599
olio su tela,cm 218 x 160

Il Cristo è appena spirato sulla croce. Il suo corpo è illuminato da una luce sovrannaturale. Il suo capo è inclinato verso la Madonna ritta ai piedi della croce.
Accanto alla Vergine, un po' arretrato che manifesta il suo dolore, l'evangelista Marco con ai piedi il leone che regge il testo sacro. Alla destra san Giovanni con sant'Antonio abate.
Ogni singolo elemento della composizione rafforza il carattere drammatico della scena i gesti dei personaggi traducono le emozioni del dolore e della compassione.
Su un fondo bruno risaltano i colori degli ampi panneggi delle figure in primo piano contrastano con il corpo esangue del Cristo che spicca sul fondo scuro.
Questa crocifissione è un'opera realizzata da Bartolomeo Cesi, sensibile interprete del programma di riforma dell'iconografia cattolica promosso a Bologna dal cardinale Gabriele Paleotti.
Artista stimato tanto dal ceto nobiliare quanto dalle gerarchie ecclesiastiche, incontra l'approvazione degli intellettuali e decora la cappella dei Bulgari nell'Archiginnasio, sede moderna dello Studio universitario; interviene inoltre nella decorazione di palazzo Fava, avviata dai giovani Carracci, e nel 1598 riceve l'incarico, a Imola, in vista del passaggio di papa Clemente VIII con il suo seguito, di decorare l'arco sulla via Emilia con i recentissimi successi politici del pontefice. La sua pittura, di meditata severità liturgica, presuppone l'esercizio naturale del disegno e dà luogo alla codificazione di invenzioni, poi costantemente riprese con varianti solo secondarie, nella consapevolezza che la visualizzazione dei testi sacri, obbligata entro i rigorosi confini dell'ortodossia, non prevede deroghe né mutamenti.
La Crocifissione qui illustrata, acquisita per la Galleria cesenate nel 1992, si caratterizza per la singolare presenza di san Marco evangelista, oltre che di sant'Antonio abate, posti alle estremità; peculiarità che consente l'identificazione con la pala segnalata dall'erudito Marcello Oretti, attorno alla metà del Settecento, nella collezione di Casa Carbonesi di Bologna.

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